lunedì 29 luglio 2013

La croce sul petto, capitolo 6

Titolo: La croce sul petto
Autore: giusipoo     
Pairing: Diego Perrone/Michele Salvemini
Genere: AU/Drammatico/Romantico/Introspettivo/Grottesco/Erotico
Rating: PG, slash, NC 17
Disclaimer: come sempre è tutto frutto di fantasia. I personaggi sono originali, ho preso in prestito i nomi solo per ispirazione artistica.




Dopo essersi svegliato tra le braccia di Michele, in quella posizione così intima, abbracciati, completamente nudi, intimi, Diego pensa che non si tratta di un risveglio diverso da tutti i suoi risvegli. Almeno da otto anni a quella parte. Già in riformatorio lui e Loris avevano preso l’abitudine di dormire nello stesso angusto letto. Che però a loro, così uniti, era sembrato spazioso. Diego non aveva mai amato nessuno, baciato nessuno prima di Loris, troppo occupato a cavarsela da solo per potersi permettere un’adolescenza normale, le normali cotte di un ragazzino in fase puberale. Così insieme alla barba e ai peli sul petto erano arrivate le mani di Loris. Sul serio non hai baciato mai nessuno? Così gli aveva chiesto una notte che Diego era di nuovo sgattaiolato nel suo letto, in quella camerata per sei. Poi si era offerto di insegnargli a baciare, visto che lui era un esperto in baci, che in Calabria, al suo paese, c’erano almeno cinque ragazze che ancora lo piangevano. E così si erano baciati, per esercitarsi, e poi, più o meno, non avevano mai smesso. L’obbligo di fedeltà non era mai stato espresso a parole ma nei fatti. Ma essendo prima di tutto fratelli, oltre che amici, non potevano mentirsi e così se ci scappava la scappatella (era Loris soprattutto a farsele scappare) se le raccontavano. E con Michele è stato lo stesso. Loris aveva annuito, sorriso e capito. Per lui non c’è niente di sbagliato e lo ha lasciato libero di godersi la storia con il suo dottorino. Dopo la confessione hanno anche fatto sesso, tanto per suggellare che davvero non è importante per loro. Diego è confortato di sapere che Loris quella notte che lui ha dormito con Michele, è stato assieme a dei loro amici comuni a sbevazzare e cazzeggiare, mentre io facevo tanto bene l’amore con Michele, mentre si sveglia tra le sue braccia.
Si svegliano con le labbra sulle labbra. “Ehy”.“Ehy” Bacio. “Va bene?”. “Va più che bene Michi” strofinando i due sessi già tesi, trovano giusto e piacevole iniziare la giornata con un orgasmo. Ancora umidi e tremanti si specchiano l’uno nel viso dell’altro. “Buongiorno vita mia” Michele gli bacia il collo saporito. “Sai di buono Diè”. “Tu sai di buono” Diego risponde ai baci con altri baci. “Ora però devo andare a lavorare. Ti accompagno da qualche parte?”. “Non facciamo colazione prima?” Michele annuisce e dopo l’ennesimo bacio si allontana da lui nudo. “Doccino veloce, colazione ultra veloce e scappo. Ho paura che se faccio ancora tardi mi toccheranno sei notti di seguito. Una vita spesa ad inseguire le lancette è una vita sprecata, diceva sempre mio nonno. Lui era uno tranquillo”. Diego si tocca la fronte dolorante: “Michi quanta energia appena sveglio: tuo nonno...? Chi era tuo nonno”. “Il padre di mia madre. Un uomo onesto”. “Ah, non come me” Michele lo fulmina con lo sguardo ma quello di Diego sorride. Tutto apposto, sembrano dirsi con gli occhi, con la confidenza che abbiamo possiamo dirci tutto.
I giorni proseguono tranquilli, Diego sta un po’ qui e un là. A Loris sta bene, non ci scappa nessun bisticcio tranne quando una mattina, mentre lo vede sotto la doccia, non nota una mancanza. “Ma il girocollo con il crocifisso? Ci tenevi tanto...” una bugia calcolata, Diego sa già cosa deve dire: “Un rincoglionito sono! Ti ricordi quando ho fatto la Tac? Ecco, siccome avevo paura che me lo rubassero, era l’unica cosa d’oro che avevo poi, l’ho nascosta dentro un vaso di fiori! E lì è rimasto, ma non te l’ho detto? Pensavo di sì”. Loris capisce che sta mentendo. Capisce sempre quando Diego dice una bugia e lui lo sa. Ma se non è vera quella versione... “Oppure tra una scopata e l’altra, il tuo bel dottorino, Michele si chiama, no? Te l’ha tolta e ora la tiene come souvenir. Può essere no? Quando godi, potrebbero anche sgozzarti e non te ne accorgeresti, figurati se ti ha fottuto il girocollo” Loris ride cattivo e Diego esce dalla doccia incazzato. E questo lo rende ancora più colpevole agli occhi del suo amico e anche ai suoi occhi stessi. Mentre Diego si sta radendo, Loris torna da lui con modi meno aggressivi: “Gliel’hai regalata? Guarda che puoi dirmelo, ora non abbiamo più problemi di liquidità. Ma ti fa proprio perdere la testa questo dottorino?” Lo abbraccia e di primo acchito Diego lo scansa ma poi si lascia andare al torace sulla sua schiena. Quell’abbraccio fresco lo rasserena. Loris è a dorso nudo e pelle su pelle, riesce a percepire la sua peluria, i suoi capezzoli, le vene pulsanti delle braccia. Ora che Loris lo abbraccia lui è in suo potere. “Attento amore, stavi per tagliarti” gli sente dire. Effettivamente per una frazione di secondo Diego ha rischiato di tagliarsi con la lama affilata. Il rasoio, un suo vezzo. “Hai ragione tu Lory: l’ho regalata a Michele, è vero. Lui però non la voleva ecco…” mente di nuovo e per non farsi accorgere si abbassa per sciacquarsi il viso. Una volta di nuovo a testa alta lo allontana da sé: “Ti dispiace? Mi lasci finire?” Il tono femmineo e scocciato. “Va bene, però dopo andiamo. Oggi stiamo insieme al lavoro così quando tu scapperai tra le braccia di chi sappiamo, almeno avrai un po’ del mio odore addosso”. “A lui non dà fastidio” ribatte Diego con un sorrisetto sghembo.


Diego e Michele non sono amanti, non sono fidanzati e non sono nemmeno amici. Ma Michele è felice e Diego pensa che non voglia niente più di quello. Oltre raggiungere quello stato di torpore catatonico post orgamisco. Essere su quel letto, con sottofondo il condizionatore, e il battito del suo cuore (suo, per modo di dire…) che ogni tanto non è regolare. Non ci potresti rimettere l’orologio con questo cuore... Poi chiude gli occhi cercando di assopirsi a sua volta. Ma non quel pomeriggio, forse perché fuori è davvero troppo caldo e Diego pensa che si starebbe così bene al mare. Loris gli ha giurato che domenica lo porta. Però la domenica non è così bello al mare, con tutta la gente accalcata, volgare, il casino. Si volta a guardare il suo amante disteso di fianco. Lo trova bellissimo e glielo dice in continuazione. “Ma tu mi ami?” Gli domanda sapendo che lui non potrà rispondere. Gli ruba un bacio, poi un altro. Senza svegliarsi Michele lo prende tra le sue braccia e lo fa accomodare sul torace, dove Diego sta così comodo. Gli ripete: “Mi ami?” Michele annuisce appena. Un calore prende Diego allo stomaco. In quel momento si sente così felice, così innamorato che è certo, sicuro, che se Michele ora gli chiedesse di fermarsi da lui per sempre, lascerebbe Loris. Non sarebbe niente facile, niente di tutto ciò, ma lui pensa da egoista, da innamorato. “Devi lavorare?” “Ho la notte...” “Mi porti al mare” “Va bene, ti porto al mare”. Michele deve cercare un costume per sé e uno per Diego. Per fortuna il fatto di essere abbastanza magro gioca a favore del piccolo ladruncolo. Gli arriverà al ginocchio ma poco importa. Tanto lunghi vanno di moda, dice Diego. Non la smette di ridere e saltellare, di sentirsi bene. Niente può rovinare quell’atmosfera. Al mare non fa ancora tanto caldo ma se la gustano come è giusto che sia per due innamorati da poco. Una volta a casa però Diego non trova Loris e si preoccupa. Lo dice a Michele che lo ha accompagnato. È nervoso il dottore, nervoso di ritrovarsi alle spalle il compagno dell’amante e doversi presentare. “Faccio qualche chiamata” annuncia Diego.
Ma che c’è di strano, non doveva essere al lavoro? Pensa Michele, ma non fa in tempo a chiederselo, a godersi la sua razionalità da dottore che un urlo rompe la quiete rumorosa di Centocelle. “Me lo hanno ammazzato!” grida Diego inginocchiato a terra. Michele gli fugge vicino. Lo trova rannicchiato col cellulare tra le mani, neanche la forza di piangere. Solo urla e disperazione. Michele capisce abbastanza. “Dove lo hanno portato?”“Me lo hanno ammazzato di botte Michele, capisci? Al policlinico” “Casilino? Dove sto io? Guardami Diego, guardami però cristo” Michele lo forza stringendogli le guance e lo vedo come non lo ha mai visto prima. Gli occhi forse, quelli li aveva già visti, la sera della rapina: atterriti, impazziti, spenti forse? “Michele io non posso, non posso perdere Loris” “Calmati piccolo, stai calmo, ora vediamo, ora andiamo ma calmati perdio! Senti sto cuore come batte forte, ti scappa dalla maglietta”. “Io ero al mare mentre...” “Andiamo dai, poi in macchina mi spiegherai”.
Nell’auto di Michele, Diego si sfoga e sbrodola giù delle cattive amicizie di Loris. Ma non sono quelle, spiega. No. Secondo lui ha fatto uno sgarbo a qualcuno con quella sala giochi. Volevano dargli una lezione. Quella notizia atterrisce Michele però. “Dunque potrebbero fare qualcosa a te ora? Dico se vai avanti? Diego io non voglio... devi stare attento” Diego non nega. Sì, potrebbero fare qualcosa anche a lui. Ma che importerebbe? Lui senza Loris non è nessuno, glielo spiega. “Non posso vivere senza di lui Michi. Lui è più di un amico, di un fratello, lui è tutta la famiglia che ho”
“Lo so, ci sono passato” e per la prima volta Michele spiega a Diego di sua madre, di come l’ha persa. Anche lei per lui era tutta la famiglia.
Concitatamente arrivano in pronto soccorso, alcuni colleghi riconoscono Michele e chiedono spiegazioni. “Ma non eri di turno” domanda una ragazza dai capelli rosso fragola legati alla testa. Un vistoso tatuaggio sul braccio, una rosa scarlatta. “Hanno portato un certo Loris Capobianco? Accoltellato?” si fa avanti Diego. “Ah, sì certo” L’infermiera lo riconosce. “Ma tu sei quello della bicicletta, finito sotto l’autobus, mi ricordo di te”. “Loris è mio fratello, come sta?” Chiede, la voce trema. “Non sciolgono la prognosi, è venuto che stava conciato male. Però non sappiamo. Lo stanno operando, venite” i due seguono l’infermiera in sala d’aspetto. Sono ore febbrili e passano interminabili. Diego con la testa appoggiata sulla spalla di Michele, ma quando Michele prova ad abbracciarlo si scansa. Tra le lacrime in quell’attesa snervante, Diego fa il punto della situazione: “Che mi dispiace averti infilato in tutto questo” Michele attende qualche secondo prima di rispondere: “Non mi ci hai infilato tu, è successo. Però prima, insomma prima che succedesse questa disgrazia. Diego ti sto cercando di dire...” Michele non trova le parole. Non vorrebbe consumarle così in una sala d’aspetto. Non davanti a tanta gente, tra l’altro abbastanza disperata quanto lui.  “Ti dispiace se ci spostiamo un attimo da qui, solo un attimo. Ti vorrei parlare” domanda a Diego. Il ragazzo annuisce e lo segue lungo un corridoio che sembra non portare da nessuna parte. Una volta di fronte a una porta chiusa, finalmente con la penombra della sera, si abbracciano e Diego si lascia andare ai singhiozzi. Si aggrappa al suo collo disperato. Quasi sembra volergli salire sopra. “Perché la tragedia deve sempre impadronirsi della mia vita? Perché Michi, perché? Perdo sempre tutti quelli che mi amano, o succede loro qualcosa. Ora anche Loris”. Michele gli punta due dita sotto il mento e lo fissa con drammatica dolcezza. “Anche a me, io ho perso mia madre e mi sono detto le stesse cose: perché muoiono tutti e io resto vivo? Ti amo Diego, l’ho detto! Quando pensavi che non lo sentissi questa mattina io lo sentivo e pensavo: lo amo anch’io. Era giusto che tu lo sapessi. Ci conosciamo da poco ma è già cambiato tutto. Così ecco, questo però volevo dirtelo, e se Loris... insomma se non ce la dovesse fare... ora ci sono, se mi vorrai certo. Come amico anche e basta... insomma io non ti lascio più solo, se tu mi vuoi”.
A quelle parole Diego sembra riscuotersi. Spalanca quegli occhi enormi, così profondi ed intimi. “Michi ma che dici? Davvero sono stato così stupido da farti pensare che... insomma che non ti volessi più? Io ti amo Michele, davvero. Ti amavo stamattina quando mi sono svegliato tra le tue braccia e ti amo adesso che mi stai sostenendo. Ti amo e basta. Loris anche amo, ma è una cosa diversa. Non ci voglio pensare ora. Stritolami, stringimi, rompimi ma tienimi così, così e basta ok?” “Ok Diego mio, non chiedo altro” Michele lo stringe, poi lo bacia. Sulla fronte, sulle labbra, prendono a baciarsi ma disperati. Non c’è un ombra di gioia in quel bacio ma tanta, tanta voglia di riscatto. Michele pensa a quante volte si è sentito così, a quante volte dovrà di nuovo sentirsi ad un bivio.

Quando tornano al pronto soccorso hanno una sorpresa. Ci sono degli agenti di polizia che chiedono di Diego, dell’altro socio della sala slot. Diego li segue titubante. Solo qualche domanda, la convocazione al commissariato va bene per domani mattina. “Ma ora torni a casa, tanto per Loris ci sarà da aspettare la notte” fa sapere uno dei medici internisti. “Io dovrei montare tra poco Cristina, ma non me la sento. Non me la sento di lasciare Diego questa notte” fa sapere Michele alla collega, la quale le dà una carezza sulla guancia barbuta. “Ok bello” poi ripensandoci gli grida dietro: “Sai che è tanto carino? Sono felice per te. Sfortunato ma carino! Buona fortuna. Ne avete bisogno!” Michele ricambia con un sorrisetto e poi torna da Diego, seduto con la testa rivolta al pavimento. “Andiamo a casa Diego, stanotte resto con te”.

3 commenti:

  1. Che capitolo mozzafiato. Speriamo che Loris ce la faccia. Non credo che Diego potrebbe affrontare una vita senza di lui. E' da sempre il suo punto fermo. anche se ora il suo baricentro sembra essersi spostato verso Michi. Come adoro questa nuova coppietta! Anche se si conoscono da poco, sembra stiano insieme da sempre. Brava, questa storia mi piace sempre di più.

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    1. Però è finita, manca solo l'epilogo

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  2. Ecco che adesso sto in ansia per tutti e tre! Perchè non è mica detto che ora che si son detti che si amano sia tutta discesa per loro. Se Loris non dovesse farcela arriverebbero nugoli di rimorsi e rimpianti a rendere loro difficile la vita. Sensibile e contorto Michi, troppo sensibile Diego col suo cuoricino instabile... E poi dai, nemmeno se la merita il povero Loris una fine così. Facciamo che lui stava bene e che era contento per Diego poi... come nelle favole...

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